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Cosa migliora il Kung Fu di Okinawa a livello educativo nella persona?

Migliora tutto! Ogni volta che vai in palestra e ti alleni sei una persona migliore, perché hai compiuto un sacrificio per rimanere fedele ai tuoi propositi e raggiungere alcuni obiettivi. Questo è appagante per il maestro!

Possono essere ritenuti il corpo, la mente e lo spirito le dimensioni fondamentali dell’educazione fornita da un’arte marziale?

Certo, questi tre aspetti migliorano grazie al rispetto che si ha verso se stessi e l’arte marziale. Per esempio è importante, soprattutto per un ragazzo giovane, portare sempre il kimono e la cintura, essere rispettoso nei confronti del dojo, delle cinture superiori e del maestro.

La disciplina e la serietà sono importantissimi. Oggi i giovani sono molto attratti, ad esempio, dalla violenza, ma se venissero in palestra ad allenarsi, dopo 10-15 anni diventerebbero persone per bene e certe idee non li sfiorerebbero.

Ci sono tanti ragazzi che praticano arti marziali e non rispettano le regole comportamentali richieste, allora io mi arrabbio, perché prendono in giro se stessi e me. Solo con il tempo, con il rispetto e l’umiltà si raggiunge l’educazione. A quel punto migliorano anche le proprie prospettive e l’atteggiamento verso la vita diventa più positivo e così anche l’arte marziale progredisce.

Allenamento e combattimento insegnano che non c’è niente di irraggiungibile. Può succedere che a volte sembrino non esserci miglioramenti nonostante l’allenamento costante, ma questo è un normale processo.

Molti, in questi casi, lasciano l’arte marziale. Io ritengo sia sbagliato: in queste situazioni bisogna impegnarsi 10 volte di più e superare l’atteggiamento mentale di demoralizzazione, che, purtroppo, insorge nel 90{fd51b8c36b08b9307900a7697d73cef7efa0abaf00011bc59816ded5cedc736b} dei ragazzi. Mi ricordo che, ogni volta che finivo di girare un film o una pubblicità, la prima cosa che facevo era cercare una palestra per allenarmi. Anche dopo 10-15 ore di lavoro, la sera facevo un’ora di allenamento e questo mi “salvava”. Dopo ero più forte di prima! Sono cinquanta anni che mangio e bevo l’arte marziale e grazie ad essa oggi sono ancora pieno di energia.

Per quanto riguarda il combattimento, invece, si è da soli, non è un gioco. Anche in questo caso conta tanto il fattore mentale. Bisogna pensare che si può essere di fronte a chi vuole fare del male a noi o a qualcuno a noi caro ed essere pieni di energia e affrontare la situazione.

Ma il nostro stile non è fatto per uccidere o aggredire, chi lo pratica deve sempre tenere a mente che deve dosare le proprie forze in base a colui che si trova di fronte. Io non faccio mai la prima mossa, ma se qualcuno mi vuole attaccare, mi devo difendere!

Qual è l’importanza del ruolo educativo del maestro nel Kung Fu di Okinawa?

isogna essere come un capofamiglia, avere la situazione sotto controllo ed esigere il rispetto, non solo nei propri confronti, ma verso tutti i partecipanti del corso. Il ruolo del maestro è importantissimo, egli offre la sua tecnica e la sua energia. Anche l’importanza di riconoscere i propri errori durante l’insegnamento fa parte del percorso del maestro, che è un processo di crescita

Cosa rappresentano i tre simboli del Kung Fu di Okinawa?

Lo scudo con le spade incrociate rappresenta la cultura del Kung Fu con tutti i suoi stili, il simbolo circolare con fondo rosso, scandito da tre segni neri falciformi riuniti al centro, rappresenta il Karate di Okinawa, lo Yin e Yang rappresenta il giusto equilibrio tra morbidezza e durezza

Dall’intervista possiamo dedurre molte osservazioni importanti. La prima è senz’altro l’importanza dello spirito con cui il maestro John ha intrapreso quest’arte marziale, uno spirito rivolto più verso l’autodifesa e il combattimento.

Difatti ai quei tempi gli unici elementi che potevano essere ritenuti pedagogici li forniva la filosofia orientale, per chi la seguiva, e l’obbligo di difendere i più deboli che veniva assiduamente insegnato dai maestri di allora. Quindi possiamo affermare senza ombra di dubbio che la radice di quest’arte marziale com’è arrivata in Italia, come la maggior parte delle arti marziali giapponesi insegnate in occidente, ha avuto una valenza più aggressiva che educativa.

Un altro punto importante riguarda il successo con cui quest’arte ha preso piede, un successo basato soltanto sulla potenza con cui poteva essere messo k.o. un avversario, il quale diventava il centro dell’insegnamento di tutto il corso. Sembra essere proprio questa la causa della nascita dell’egocentrismo dell’artista marziale, il quale si focalizza solo sulla propria forza in combattimento dimenticando il rispetto nei confronti dell’essere umano.

Caratteristica dell’arte in questione nei primi anni in Italia è lo stile di insegnamento autoritario. Si impone la disciplina e il rispetto nei confronti del maestro e delle cinture superiori. Uno stile di insegnamento in cui solo i più forti potevano continuare (difatti moltissimi allievi lasciavano il corso per la durezza psicofisica a cui erano sottoposti).
Altro punto importante è l’argomento stage. L’idea è nata senza dubbio a scopo di rendere il Kung Fu di Okinawa una famiglia. Dato che molti praticanti che sono in seguito divenuti maestri hanno avuto l’idea di aprirsi i più disparati corsi che insegnavano di tutto (ma non volevano stranamente definirsi Kung Fu di Okinawa), è stato senz’altro di enorme aiuto l’organizzazione di stage periodici per riunire i vari maestri e potersi in questo modo conoscere ed imparare osservando gli altri maestri e gli altri corsi.

Ancora più importante ed educativo risulta essere la partecipazione da parte di chiunque voglia, anche praticanti di altri stili di arti marziali, agli stage. Per cui si delinea senz’altro nello stage un elemento educativo di quest’arte molto importante.

In sintesi quest’arte marziale nasce in Giappone ma quando viene importato in occidente comincia a perdere tutta l’aura filosofica orientale che c’è intorno, privilegiando l’aspetto fisico, più che quello mentale e spirituale. Lo stile arriverà in Italia con un successo sproporzionato grazie anche ai film di Bruce Lee. In Italia viene mantenuto uno stile di insegnamento autoritario ma il solo fatto che il corso diventa pubblico apporta delle importanti modificazioni educative.

Molti allievi lasciano il corso perché non riescono a portare avanti gli allenamenti troppo duri, e di conseguenza l’arte marziale comincia ad adeguarsi sempre di più alle esigenze dei praticanti.